Sul bullismo

12 Maggio 2010

Il mondo in cui viviamo è ormai pieno di modelli plagianti che i mass media tendono a trasmettere alle nuove generazioni, soprattutto i giovani, che ormai sono influenzati da questi esempi e tendono ad imitarli poiché pensano che rappresentino la “perfezione” anche se in realtà questa non esiste e mai esisterà. E’ tutta finzione ed apparenza.
Molti giovani attuali, inoltre, sono ormai sommersi dal nichilismo; per loro infatti nulla viene considerato importante: la vita, gli amici, la scuola, il lavoro. Tutti questi valori fondamentali per un qualsiasi individuo, dovrebbero rendere una persona completa e felice e farla sentire amata e capace di provare forti emozioni. Queste persone, invece, hanno perso tutti i valori e interessi, e fanno una vita sommersa dal pessimismo e dall’insicurezza, che non sono di certo presupposti fondamentali per il loro futuro. Si trovano quindi privi di motivazioni che possano servire per stimolarli verso la vita della società in cui vivono.
Fingono di essere interessati alle conversazioni di chi li circonda, si fanno facilmente condizionare dal pensiero altrui, senza spesso averne uno proprio.
Seguono la moda per non essere evitati e giudicati, pensano che stare a scuola non serve a nulla, gli sembra inutile dover studiare per un pezzo di carta che a parer loro non servirà a nulla nel mondo del lavoro, e vorrebbero prender subito delle scelte sulla loro vita. Si ritrovano in compagnia a parlare per ore senza dire in effetti niente.
Raramente hanno particolari interessi, ma hanno bisogno di essere apprezzati, considerati e amati. Infatti, come diceva Aristotele, l’uomo è un “animale sociale”, ovvero si troverebbe a disagio in stato di solitudine, un tipico inconveniente della società contemporanea, una disfunzione da correggere, un morbo da debellare. La solitudine significa isolamento, mancanza di affetti e di sostegno concreto e psicologico, disadattamento, magari insufficiente acquisizione delle abilità sociali. Questo stato di cose incide soprattutto sulla personalità di coloro i quali vivono un’età della vita delicatissima quale l’adolescenza.
 
Gli adolescenti spesso si trovano a far fronte a situazioni difficili di disagio, spesso interiore, concretizzato successivamente nella realtà, nel conflittuale rapporto con le istituzioni, il gruppo di pari e la famiglia stessa. Molti di loro trovano come unica scappatoia un mondo interiore, fatto di sogni e speranze. Altri, dalla personalità più forte, cercano di combattere tutto quello che non accettano, spesso mettendosi contro la propria famiglia, facendo nascere un profondo stato di tensione all’interno del nucleo natio. Altri ancora si rifugiano negli amici. Si cerca di assumere un’identità comune nel proprio gruppo, di essere uguali ai propri amici, per non essere respinti. Affinchè un gruppo funzioni e sia vivo, non credo che i suoi componenti debbano essere gocce d’acqua poiché sono proprio le diversità a impreziosire l’atmosfera e a rendere interessanti gli attimi, istanti di vita pieni, ricchi di emozioni.. L’amicizia vera dà la forza di lanciarsi in avventure, con i propri compagni. Questa però provoca spesso gelosia e maldicenza. La gelosia spinge l’adolescente ad essere possessivo nei confronti dell’amico, forzandolo a entrare in relazione con lui, ripetere ogni sua azione e concordare col suo pensiero. Gli psicologi dicono che tale atteggiamento è scaturito dalla nostalgia per il rapporto che durante l’infanzia si aveva con i genitori. Nell’amicizia, come nell’amore, amare qualcuno significa lasciarlo libero, lasciandogli il diritto di essere diverso da noi volendogli bene non per quello che vogliamo che sia ma per quello che è. Ovviamente il modo di pensare di parecchi giovani fa pensare tutt’altro: discriminazione del diverso. Chi cerca di distinguersi. Per fortuna, questi casi di discriminazione non sono una quantità infinita.
 
L’adolescenza è, per definizione, età della crisi, momento in cui si ricerca un nuovo equilibrio per far fronte alla rottura degli assetti precedenti. Il cammino verso l’identità non è privo di ostacoli e, spesso, è accompagnato da difficoltà e disorientamento che vengono vissuti come disagio e, se non superati, danno luogo a disadattamento e devianza. Una profonda conflittualità vive l’adolescente costantemente impegnato a decidersi tra opposte alternative: narcisismo e correlazione, distruttività e creatività, conformismo e individualizzazione, irrazionalità e ragione. Alternative che richiedono tempo e sofferenza per essere risolte.
 
Senza un suo ruolo sociale preciso (non è più un bambino, ma non è ancora adulto), continuamente diviso tra una famiglia che delega il proprio compito educativo ad altri e una scuola che spesso è essa stessa causa di disagio, l’adolescente si ritrova da solo e con pochi strumenti ad affrontare ostacoli e difficoltà che, se superati, conducono alla maturità. Tutto ciò in un contesto sociale condizionante e massificante con falsi modelli vincenti. Il ragazzo che non riesce ad essere “primo” capisce che non gli è riconosciuto il diritto di sbagliare. Sono tanti, purtroppo, i ragazzi che vivono la realtà dell’emarginazione. Sacrificati a contenuti e programmi che poco hanno a che fare con il loro vissuto, tanti adolescenti, svalorizzati e abbandonati a se stessi, consumano male il loro tempo.
Ecco un’altra questione: il sentirsi mito, ovvero: il problema del bullismo. Molti ragazzi, forti della consapevolezza di essere appoggiati da altri loro coetanei, si sentono grandi e compiono atti di emulazione contro chi, a loro avviso, è più debole. Di solito i più colpiti da questo atteggiamento sono le persone sole, che non hanno una comitiva, e in quanto soli non riescono a difendersi contro chi agisce in gruppo. Nella maggior parte dei casi, anche nei confronti di questa difficoltà, le vittimeîsi chiudono in se stesse timorose di parlare per non aggravare la situazione. Tutto ciò è spesso dovuto all’insicurezza dell'”aggressore”. Per attirare l’attenzione ci sono vari modi: facendosi del male, indossando abiti buffi, facendo i gradassi. E’ la manifestazione concreta dell’egoismo; molti utilizzano l’idea del “bullo” per ottenere rispetto dai coetanei, ma questo è un problema sociale troppo ampliato nel corso degli anni. Il modo principale per attirare l’attenzione, anche negativa, nasce nel momento un cui l’uomo si autoconvince di essere meglio dell’altro, che magari ritiene anche una persona di alto livello, semplicemente sminuendolo con parole o fatti.
Con questo modo di agire diventa spesso ridicolo agli occhi delle persone che non sentono mancanza di attenzioni, sicure di se stesse: loro certo non necessitano di ridicolizzare chi li circonda solo per essere elevati da soggetti esterni, poichè si sentono fieri di quel che già sono, senza dover gravare sulla salute o psiche altrui, senza avere la conferma della loro “possenza”, della capacità di prevalere sul proprio coetaneo in modo tanto viscido.
 
 
I giovani tendono a chiudersi in se stessi, a non condividere con nessuno i propri disagi e cadono in tali vizi. A volte, magari a causa di un ambiente e una società con cui essi non riescono a rispecchiarsi e che quindi non li stimola abbastanza, diventano insicuri, annoiati e disattenti: non possiedono valori importanti ma piuttosto si basano solamente sulle cose materiali e sulla debolezza dell’altro, perchÈ vogliono seguire il resto della loro generazioni, senza pensare con la propria testa, e questo fondamentalmente perchÈ sono viziati e ancora immaturi.
 
Purtroppo, la prospettiva della società futura non lascia tempo a nessuno, tutto si evolve, tutto cambia e la condanna più pesante sembra essere un continuo disagio interiore delle nuove generazioni, che si troveranno sole, senza scale di valori fermi e stabili da seguire.
Certo, se esistesse solo l’Odio, il mondo morirebbe per eccesso di contrasti, ma se esistesse solo l’Amore il mondo morirebbe per eccesso di unità. Il prevalere delle forze unificatrici farebbe implodere il cosmo in un tutto compatto, una specie di sfera al cui interno sarebbe impossibile qualunque movimento.
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